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Taranto
29 Aprile 2026 - 11:44
TARANTO - Una denuncia articolata che punta i riflettori sulle criticità del comparto della pesca e della mitilicoltura nel territorio ionico. A intervenire è l’ambientalista Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, che attraverso un lungo intervento pubblico descrive una situazione che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe caratterizzata da diffuse irregolarità.
“Nel periodo primaverile queste attività esprimono la loro massima sfrontatezza, in un mercato senza regole e senza controlli”, afferma Manna, sostenendo che gli strumenti istituzionali attualmente in campo non sarebbero sufficienti a contrastare il fenomeno.
Nel suo intervento, l’ambientalista riferisce che “ogni giorno si assisterebbe alla presenza di reti calate nel Mar Grande e nel Mar Piccolo, anche alla luce del sole”, indicando aree urbane ben visibili come punti in cui si verificherebbero tali attività. Si tratta, precisa, di situazioni che, a suo dire, sarebbero sotto gli occhi di tutti.
Secondo Manna, esisterebbe inoltre una filiera parallela non regolamentata, che inciderebbe sul mercato locale. “Parliamo - scrive - di un sistema che genererebbe un giro d’affari rilevante e che si avvarrebbe anche di accordi tra diversi soggetti”, sostiene, pur senza indicare specifici operatori o responsabilità accertate.
In questo contesto, l’ambientalista afferma che “alcune realtà autorizzate avrebbero acquistato prodotto a prezzi molto bassi, intorno ai 70 centesimi al chilogrammo”, circostanza che, secondo la sua interpretazione, contribuirebbe a creare squilibri nel mercato. Lo stesso fenomeno viene da lui definito “una sorta di ‘lavatrice di cozze illegali’”, espressione utilizzata per descrivere il meccanismo ipotizzato.
Manna evidenzia inoltre le difficoltà degli operatori che lavorano nel rispetto delle regole. “Chi ha concessioni regolari e sostiene costi per la produzione rischierebbe di essere escluso dal mercato”, afferma, parlando anche di episodi di furti nei campi mitili e di una crescente crisi del settore.
Un ulteriore aspetto riguarda, secondo quanto dichiarato, la presenza di prodotti provenienti dall’estero. “A suo dire, alcune cozze verrebbero importate e successivamente reimmesse nei mari locali per essere commercializzate come prodotto tarantino”, sostiene, senza che tali circostanze risultino oggetto di accertamenti giudiziari nel testo diffuso.
Nel documento viene richiamata anche la situazione delle aree già sottoposte a sequestro negli anni. Secondo Manna "alcune strutture sarebbero ancora presenti e non completamente rimosse”, elemento che, nella sua valutazione, contribuirebbe a mantenere attive situazioni di criticità.
L’ambientalista chiama in causa anche gli enti pubblici, affermando che “non avrebbero esercitato pienamente il ruolo di custodia e gestione delle aree sequestrate”.
Non manca un riferimento alla Guardia Costiera, nei confronti della quale Manna esprime una valutazione articolata. Da un lato riconosce le difficoltà operative legate alla disponibilità di mezzi e personale, dall’altro sottolinea la necessità di interventi più incisivi. “Serve un segnale chiaro e un lavoro programmato per ristabilire livelli adeguati di legalità”, afferma.
In conclusione, l’ambientalista ribadisce la volontà di continuare a portare all’attenzione pubblica le criticità osservate. “Continuerò a raccontare ciò che vedo ogni giorno, perché il silenzio rischia di favorire chi agisce fuori dalle regole”, dichiara.
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