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Speciale Salute
21 Marzo 2026 - 06:41
Oltre 91 mila pazienti ricontattati e più di 41 mila appuntamenti anticipati in poco più di un mese
Nelle sale d’attesa degli ospedali pugliesi il tempo ha un suono particolare. È il ticchettio delle sedie che si spostano lentamente sul pavimento, il brusio delle conversazioni tra familiari, il richiamo di un numero sul display luminoso. In questi corridoi si incrociano storie diverse ma simili tra loro. Anziani che aspettano un controllo cardiologico, famiglie che accompagnano un genitore a una visita specialistica, pazienti che osservano il calendario chiedendosi quando arriverà il loro turno. In Puglia la questione delle liste d’attesa nella sanità pubblica è diventata negli ultimi anni uno dei temi più sensibili del dibattito pubblico.
È dentro questa realtà quotidiana che la Regione Puglia ha avviato un piano straordinario per recuperare le prestazioni accumulate negli anni. Un programma che ha preso il via il 2 febbraio e che punta a ridurre in maniera concreta i tempi di accesso a visite, esami diagnostici e ricoveri programmati.
I primi numeri raccontano già la dimensione dell’operazione. Secondo i dati aggiornati all’11 marzo 2026, le strutture sanitarie regionali hanno ricontattato oltre 91 mila pazienti che erano in attesa di una prestazione sanitaria. L’obiettivo di queste chiamate è semplice ma strategico. Verificare la disponibilità dei pazienti ad anticipare l’appuntamento, sfruttando gli spazi aggiuntivi creati dal piano straordinario.
Il risultato è una macchina organizzativa che sta progressivamente accelerando. In poco più di un mese 41.843 visite, esami o ricoveri sono stati anticipati rispetto alle date inizialmente fissate. Un dato che, nel linguaggio amministrativo della sanità pubblica, significa ridurre settimane o mesi di attesa per migliaia di cittadini.
Il piano regionale prevede il recupero complessivo di 124.320 prestazioni entro il 30 giugno 2026. Un obiettivo ambizioso che si inserisce nel più ampio tentativo di ricostruire l’equilibrio tra domanda e offerta sanitaria dopo anni segnati da carenze di personale, riorganizzazioni e, soprattutto, dalle conseguenze della pandemia.
Per comprendere il peso di questi numeri bisogna guardare alla storia recente della sanità pugliese. Negli ultimi decenni il sistema sanitario regionale ha attraversato profonde trasformazioni. Razionalizzazioni della rete ospedaliera, accorpamenti di reparti, riduzione delle strutture periferiche. Tutti interventi che hanno cercato di contenere la spesa pubblica ma che hanno anche prodotto tensioni nei territori.
Per molti cittadini la sanità pubblica continua a rappresentare un presidio fondamentale, ma anche un sistema percepito come lento e difficile da attraversare. In questo scenario il piano straordinario avviato dalla Regione assume un valore che va oltre i numeri.
Nel dettaglio delle prestazioni recuperate emerge il peso delle attività ambulatoriali. Le chiamate effettuate dalle strutture sanitarie per visite specialistiche ed esami diagnostici hanno raggiunto 81.286 pazienti. Tra questi, 40.795 persone hanno potuto anticipare la data dell’appuntamento.
Un risultato che si traduce in diagnosi più rapide e, in molti casi, in cure avviate con maggiore tempestività. Nel bilancio intermedio del piano risultano 27.314 prestazioni già completate, segno che una parte consistente del lavoro organizzativo si è già trasformata in assistenza sanitaria concreta.
La macchina del recupero non riguarda solo le visite ambulatoriali. Anche il settore dei ricoveri programmati è stato coinvolto nell’operazione. Alla data dell’11 marzo 9.661 pazienti in attesa di intervento o ricovero sono stati contattati dalle strutture sanitarie.
Tra questi, 1.048 ricoveri sono stati anticipati rispetto alla programmazione iniziale e 1.331 interventi risultano già eseguiti. Numeri che raccontano il tentativo di rimettere in movimento un sistema spesso rallentato da lunghe liste di attesa.
Accanto ai risultati emergono anche alcune dinamiche interessanti sul comportamento dei pazienti. Non tutti, infatti, hanno accettato la proposta di anticipare l’appuntamento. Le rinunce registrate rappresentano il 28 per cento dei casi, pari a 23.127 persone.
Secondo i dati regionali circa la metà di questi rifiuti è legata alla scelta dei pazienti di mantenere la data già programmata. Una decisione che può dipendere da diversi fattori, come impegni personali, necessità organizzative o semplicemente dalla preferenza per l’orario inizialmente stabilito.
Nel frattempo il ritmo delle attività continua ad aumentare. Il confronto con i dati diffusi il 4 marzo mostra una crescita significativa dell’operazione. In appena una settimana il numero dei recall è aumentato di 24.584 chiamate, segno di un’accelerazione organizzativa da parte delle strutture sanitarie.
Solo negli ultimi giorni 5.946 cittadini hanno potuto effettuare visite o esami grazie alle attività straordinarie, al di fuori della normale programmazione dei servizi sanitari.
Per le famiglie pugliesi, e in particolare per quelle dell’area jonica, la questione delle liste d’attesa non è un problema astratto. Significa sapere quando si potrà effettuare una risonanza magnetica, quando un genitore potrà essere operato, quando un esame diagnostico permetterà finalmente di avere una risposta.
Ridurre i tempi di attesa significa restituire tempo alla salute delle persone.
La sfida per la Regione Puglia non si esaurisce nei numeri di questa prima fase. Il vero banco di prova sarà la capacità di mantenere nel tempo un sistema più rapido ed efficiente.
Perché nelle sale d’attesa degli ospedali pugliesi il tempo continua a scorrere. E ogni giorno che passa, per chi aspetta una diagnosi o una cura, ha un peso che nessuna statistica può raccontare fino in fondo.
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