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Il fatto

Dalla Puglia al Brennero: “Fino a 20 miliardi recuperabili con nuove regole”

La mobilitazione di diecimila agricoltori. Nel mirino il codice doganale e l’impatto dei costi legati ai conflitti internazionali

Agricoltura, Coldiretti al Brennero

Agricoltura, Coldiretti al Brennero

BARI - Una mobilitazione nazionale per chiedere un cambio di rotta sulle regole del commercio e difendere il lavoro agricolo. Coldiretti lancia l’allarme sui costi di produzione e sulle distorsioni del mercato, indicando nella revisione del codice doganale una leva decisiva per il settore.

Secondo l’organizzazione, gli agricoltori italiani potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro attraverso una modifica della normativa relativa all’ultima trasformazione sostanziale, considerata penalizzante per la produzione nazionale. Risorse che, in una fase segnata da forti rincari, potrebbero contribuire a contenere i prezzi e sostenere le imprese.

Il tema è stato al centro della manifestazione organizzata al Brennero, dove si sono riuniti 10mila agricoltori provenienti da tutta Italia, insieme ai vertici dell’associazione, tra cui il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo.

Nel corso dell’iniziativa è stato evidenziato come le tensioni internazionali, in particolare il conflitto in Iran, stiano incidendo in modo significativo sui costi di energia, carburanti e fertilizzanti, rendendo più difficile anche l’approvvigionamento delle materie prime. Una situazione che mette a rischio le semine e la produzione alimentare, con possibili ricadute sulla qualità dei prodotti e sull’aumento degli alimenti ultra trasformati.

Il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo, ha sottolineato la portata della mobilitazione. “Con il Brennero prosegue un percorso che ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia”, ha dichiarato, indicando come priorità la revisione delle norme sull’origine dei prodotti. “Si tratta di un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera la trasparenza del mercato”, ha aggiunto.

Gesmundo ha poi richiamato il valore strategico del settore alimentare, collegandolo anche agli equilibri internazionali. “Il cibo è una componente della sicurezza nazionale e la stabilità internazionale è fondamentale per difendere la sovranità economica”, ha affermato, sottolineando come i conflitti incidano direttamente sulle filiere e sul potere d’acquisto delle famiglie.

Sul piano economico, il presidente Ettore Prandini ha ricordato il peso dell’agroalimentare nel sistema Paese. “Parliamo di una filiera che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro”, ha spiegato, evidenziando la necessità di proteggere questo patrimonio dalle distorsioni normative.

Secondo Prandini, le attuali regole del codice doganale favorirebbero dinamiche di concorrenza non equilibrate, con effetti negativi sui redditi degli agricoltori e sull’immagine del Made in Italy. “Oggi assistiamo a meccanismi che comprimono il valore della produzione e compromettono la trasparenza”, ha dichiarato.

Tra le soluzioni indicate, il rafforzamento dei contratti di filiera, ritenuti strumenti utili per garantire una distribuzione più equa del valore lungo la catena produttiva. L’obiettivo è quello di assicurare maggiore stabilità alle imprese agricole e rapporti più equilibrati con il settore della trasformazione.

Coldiretti chiede inoltre un intervento a livello europeo per superare le attuali criticità. “Servono regole chiare che permettano di definire con precisione l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola”, ha concluso Prandini, annunciando che le richieste saranno portate a Bruxelles nel corso di un incontro con il Commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi.

La mobilitazione proseguirà anche sui canali digitali con la campagna #nofakeinitaly, con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e istituzioni sulla necessità di tutelare la produzione agricola nazionale e garantire maggiore trasparenza ai consumatori.

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