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Il caso

Banca Popolare di Bari, appello degli azionisti: “Ridare la banca ai baresi”

Delegazione ricevuta in Bankitalia: richieste su trasparenza, ristori e futuro dell’istituto tra tensioni e timori

Banca Popolare di Bari

L'ex Banca Popolare di Bari

BARI – Il 23 aprile scorso una delegazione di molte associazioni di azionisti, imprese, comitati, e associazioni di vario genere si è recata presso la Banca d’Italia di Bari per portare alcune richieste precise sul tema della Banca Popolare di Bari.

Tra i convenuti alcuni azionisti hanno rappresentato la grave situazione materiale e psichica in cui questa crisi bancaria ha gettato migliaia di risparmiatori. Questi si sentono derubati dei loro risparmi e chiedono alle Istituzioni di rappresentare e rispondere a questo disagio.

L’ing. Daddario Presidente del suo arcinoto Comitato da canto sua chiede esplicitamente maggiore trasparenza.

Le risposte della Banca d’Italia alle precedenti richieste presentate in altri incontri sono state ritenute evasive da tutti i presenti e quindi il Presidente del Comitato di Tutela degli utenti del mondo bancario, il dott. Canio Trione, ha esplicitamente posto la questione non più del passato ma del futuro e quindi non solo punizione dei responsabili ma anche del destino da assegnare alla banca. Futuro che potrà essere costruttivo solo se collaborativo tra Istituzioni ed azionisti sulla base della legislazione vigente. Non giova a nessuno la valanga crescente di azioni giudiziarie.

È vero che la Banca era di esclusiva proprietà dei vecchi azionisti? È vero che questi ultimi ne sono stati spossessati senza colpa? È vero che tale operazione è stata posta in essere da organi dello stato preposti al buon funzionamento del mercato del credito? È vero che la Banca d’Italia con tutto il suo prestigio (che tutti vorrebbero rinforzare e non certo coprire di discredito) è a fianco dei risparmiatori? Bene, se tutto ciò è vero la Banca deve tornare agli azionisti storici che poi venderanno le loro azioni come e al prezzo che riusciranno a spuntare oppure no. Nel rispetto del diritto vigente.

Ne va della credibilità dell’intero sistema.

Quindi, in sintesi, la ovvia risoluzione proposta dai convenuti è che dopo aver onorato gli azionisti dei “ristori” dovuti, la banca deve tornare nella piena proprietà degli azionisti quali erano al momento della trasformazione in SPA. Operazione da realizzare in collaborazione con le altre realtà bancarie meridionali che vorranno unirsi all’operazione per originare un polo bancario meridionale che serva all’economia meridionale, imprese e famiglie, per il suo rilancio.

Questi temi sono stati racchiusi in due documenti che sono stati consegnati a mani al funzionario Bankitalia che ha participato all’incontro che in maniera irreprensibile e altamente professionale ha ascoltato, dibattuto e chiarito ogni punto promettendo di riferire a chi di dovere.

Mettere ordine ad una situazione cui non si doveva pervenire, è una esigenza che non dovrebbe coinvolgere privati cittadini riuniti in Comitati ed Associazioni consumeristiche; si sarebbe dovuto evitare che si giungesse alla esasperazione odierna nella quale la Banca sembra essere stata letteralmente sbranata con filiali chiuse, dipendenti allontanati, azionisti spossessati, attivi venduti o svenduti non si sa, trasformazione realizzata frettolosamente senza alcuna garanzia per i proprietari, financo il nome della nostra Città è stato cestinato come fosse spregevole… impossibile tollerare tuto ciò: serve riportare legalità sostanziale e funzionalità sociale, creditizia ed economica.

Ci si attende che le Istituzioni anziché immaginare aste competitive improbabili, rimettano ordine e facciano rispettare il diritto non solo quello formale ma quello sostanziale così evidentemente calpestato.

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