TARANTO - Taranto si candida a diventare uno dei principali snodi della trasformazione industriale ed energetica del Paese. È questo il messaggio emerso al termine dell’incontro “Transizione Giusta: Innovazione collettiva per il futuro del Territorio”, che ha riunito nella città ionica rappresentanti istituzionali, grandi gruppi industriali e realtà locali con l’obiettivo di costruire un modello di sviluppo sostenibile per il Mezzogiorno.
L’iniziativa, promossa da ELIS Innovation Hub insieme a Confindustria Taranto e alla Camera di Commercio di Brindisi Taranto, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha visto la partecipazione di oltre 20 relatori, chiamati a confrontarsi su uno dei passaggi più delicati per l’economia italiana, quello della transizione energetica e industriale.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del vicesindaco Mattia Giorno, del presidente della Camera di Commercio Vincenzo Cesareo e del presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma, mentre il dibattito è stato coordinato dal direttore di ELIS Open Innovation Luciano De Propris.
Al centro del confronto, il quadro delineato dal Libro Bianco “Made in Italy 2030”, documento strategico del Ministero che individua quattro direttrici fondamentali per il futuro del sistema produttivo nazionale, dalla transizione digitale a quella ambientale, passando per le dinamiche demografiche e geopolitiche. In questo contesto, un ruolo chiave è stato attribuito al Just Transition Fund, lo strumento europeo destinato alle aree più esposte agli effetti della riconversione industriale, tra cui proprio Taranto.
Le risorse del fondo puntano su tre direttrici principali, riconversione industriale, formazione e riqualificazione dei lavoratori, sviluppo di nuove filiere legate alle energie rinnovabili, all’economia circolare e alla blue economy. Temi che hanno animato i tre panel della giornata, dedicati al nuovo Made in Italy, all’energia e alla sostenibilità.
Nel corso del confronto è emersa con chiarezza la necessità di rafforzare gli ecosistemi locali, superando frammentazioni e puntando su filiere integrate capaci di mettere in relazione grandi aziende, piccole e medie imprese e mondo della ricerca. Un passaggio ritenuto fondamentale anche alla luce della crescente domanda di competenze avanzate, legate alle nuove tecnologie e ai materiali innovativi.
“Non basta gestire i finanziamenti esistenti, come JTF e CIS, ma occorre una visione organica che connetta le grandi realtà industriali alle pmi attraverso filiere solide”, ha sottolineato il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma, evidenziando il ruolo strategico del sistema universitario. “L’Università si pone come fulcro di questa trasformazione, trasformando la ricerca in asset competitivo”, ha aggiunto, ribadendo la necessità di rafforzare formazione, innovazione e accesso al credito.
Sulla stessa linea il presidente della Camera di Commercio Vincenzo Cesareo, che ha richiamato l’importanza di un approccio equilibrato alla transizione. “La transizione deve essere necessariamente giusta e rispettosa delle esigenze di imprese e persone”, ha affermato, sottolineando come il contesto internazionale renda ancora più urgente una strategia coordinata. “È diventata ancora più urgente la necessità di affrontare il tema in modo organico e sistemico”, ha aggiunto, evidenziando il ruolo degli strumenti messi a disposizione delle imprese locali.
A emergere con forza è stato anche il tema del ruolo della finanza, chiamata a sostenere non solo grandi progetti industriali ma anche iniziative innovative dal basso, come le startup legate alla green e blue economy. In questa direzione si inserisce anche il rafforzamento di misure regionali a sostegno dell’imprenditoria giovanile, con nuove opportunità previste a partire da maggio.
Il confronto ha inoltre evidenziato come la transizione non possa limitarsi agli aspetti economici e tecnologici, ma debba coinvolgere l’intero tessuto sociale. Centrale, in questo senso, il tema della capacità del territorio di trattenere talenti, promuovere nuova imprenditorialità e rafforzare la fiducia collettiva.
“Nessun attore, per quanto grande, può affrontare da solo le sfide della transizione ecologica e digitale”, ha spiegato Luciano De Propris, direttore ELIS Open Innovation. “A Taranto abbiamo trovato un ecosistema che non vuole subire il cambiamento, ma guidarlo”, ha aggiunto, indicando nella collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della formazione la chiave per trasformare una fase critica in un’opportunità di sviluppo.
Dalla giornata di confronto emerge quindi un’immagine diversa della città ionica, non più soltanto simbolo di crisi industriale, ma laboratorio avanzato di innovazione e sostenibilità, chiamato a giocare un ruolo centrale nel futuro del sistema produttivo del Sud Italia.