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Giochi del Mediterraneo

"La sfida vera è dopo la conclusione: lavoro e gestione al centro"

Confartigianato accende i riflettori sul futuro degli impianti: “Gli investimenti devono generare economia reale, non restare cattedrali nel deserto”

Giochi e futuro, la sfida degli impianti

I lavori al nuovo Stadio Iacovone di Taranto

TARANTO - La costruzione degli impianti per i Giochi del Mediterraneo del 2026 rappresenta solo il primo passo di un percorso ben più complesso, destinato a incidere sul futuro economico della città. A richiamare l’attenzione sul tema è Confartigianato Taranto, che invita istituzioni e sistema produttivo a guardare oltre la fase dei cantieri e a concentrarsi su ciò che accadrà una volta spenti i riflettori sull’evento.

Secondo l’associazione, infatti, il nodo cruciale riguarda la gestione operativa delle strutture nel tempo, elemento determinante per trasformare gli investimenti pubblici in sviluppo concreto. In una nota inviata al Comune, Confartigianato evidenzia come la vera partita si giochi dopo la realizzazione delle opere, quando sarà necessario garantire funzionalità, efficienza e continuità.

“La gestione post Giochi è dove si decide tutto: se questi investimenti entreranno nell’economia reale o resteranno opere fini a se stesse”, afferma Giovanni Palmisano, presidente dell’associazione. Un passaggio che sintetizza la preoccupazione di fondo: senza una strategia chiara, il rischio è che le infrastrutture restino isolate dal tessuto economico locale.

Il funzionamento quotidiano degli impianti, sottolinea Confartigianato, richiederà una vasta gamma di attività, dalla manutenzione agli impianti tecnologici, fino ai servizi di sicurezza, pulizia e logistica. È proprio in questo ambito che si aprono opportunità occupazionali e imprenditoriali, ma anche possibili criticità legate alla gestione.

“Non possiamo fermarci alla fase realizzativa”, ribadisce Palmisano, evidenziando come la sostenibilità delle strutture dipenda da un’organizzazione efficiente e continuativa. Dietro ogni impianto, infatti, si sviluppa una filiera di lavoro stabile che può rappresentare un’importante leva economica per il territorio.

Il tema centrale diventa quindi la destinazione di queste opportunità. “Lavoro che può restare sul territorio o andare altrove”, prosegue il presidente, mettendo in evidenza una scelta decisiva per il futuro della città. Da questa direzione dipenderà la capacità degli investimenti di generare ricadute reali sull’economia locale.

Per evitare dispersioni, Confartigianato propone modelli di gestione trasparenti e aperti, suggerendo l’introduzione di strumenti che favoriscano il coinvolgimento delle imprese locali, sul modello di quanto previsto dall’articolo 9 del CIS. Un approccio che, secondo l’associazione, potrebbe garantire maggiore partecipazione e controllo sull’impatto delle opere.

Il tema è stato anche al centro del confronto promosso nel forum “Taranto può farcela, se…”, al quale ha preso parte il responsabile unico del Cis on. Dario Iaia. In questo contesto, l’associazione sottolinea come la fase successiva ai Giochi rappresenti una concreta occasione per costruire un sistema di gestione capace di valorizzare il tessuto produttivo locale.

Accanto a queste proposte, viene indicata anche la possibilità di adottare modelli già sperimentati in altre città italiane, come il coinvolgimento dei Centri Universitari Sportivi, realtà che in diversi contesti hanno garantito una gestione efficace degli impianti, con un utilizzo continuo e integrato con il territorio.

Dall’analisi condotta sui principali strumenti di sviluppo attivi nell’area, emerge tuttavia una criticità ricorrente: la mancanza di una valutazione strutturata delle ricadute economiche e occupazionali. “Senza misurare gli effetti, non si governa lo sviluppo”, osserva Palmisano, sottolineando il rischio che anche interventi rilevanti non producano risultati adeguati.

In questo scenario, la gestione degli impianti sportivi diventa un banco di prova decisivo per la città. “Questa fase va costruita con attenzione”, aggiunge il presidente, evidenziando la necessità di modelli chiari e orientati alla qualità dei servizi.

Il timore, in assenza di una pianificazione efficace, è quello di assistere a un copione già visto. “Il rischio è che le opere restino e il lavoro si sposti altrove”, avverte Palmisano, ponendo una domanda destinata a segnare il dibattito: “Vogliamo far funzionare davvero questi investimenti o vogliamo perdere anche questa occasione?”

Ora la responsabilità passa alla politica e agli attori economici, chiamati a costruire un sistema capace di tenere insieme infrastrutture, occupazione e sviluppo. Confartigianato ribadisce la propria disponibilità al confronto, indicando una direzione chiara: gli impianti devono diventare motore di lavoro e crescita per il territorio.

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