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Taranto

Ex Ilva, Jindal ora è in vantaggio: proposta vincolante ma senza piano industriale

Il gruppo indiano riapre la partita. Atteso il confronto del 23 marzo con i commissari, mentre restano dubbi su investimenti e strategia

Produzione di acciaio

Produzione di acciaio

TARANTO - Si riapre il confronto sul futuro dell’ex Ilva con il ritorno in scena del gruppo indiano Jindal, che ha trasmesso ai commissari e al governo una proposta vincolante dai propri legali. Il documento rappresenta un’evoluzione della manifestazione di interesse inviata nei giorni precedenti, dopo che il gruppo aveva abbandonato la gara circa 6 mesi fa.

La scelta di rientrare nel dossier italiano sarebbe maturata dopo le difficoltà incontrate in Germania, dove Jindal contava di poter acquisire Thyssen Krupp. Un’opzione che non si è concretizzata, spingendo gli indiani a riaprire il dialogo con Roma sul destino della principale acciaieria europea.

Secondo quanto emerso, il documento presentato contiene una serie articolata di condizioni per l’acquisizione dell’impianto, ma non include un elemento ritenuto decisivo, ovvero un piano industriale dettagliato. Un’assenza che lascia ancora aperti interrogativi sulla strategia produttiva, sugli investimenti e sulle ricadute occupazionali.

Per il 23 marzo è previsto un incontro a Roma tra i vertici di Jindal e i commissari straordinari. In quella sede si dovrà comprendere se il gruppo intenda trasformare l’interesse manifestato in un impegno concreto, con indicazioni precise sul piano finanziario, industriale e sul futuro dei lavoratori.

Intanto, secondo fonti vicine al dossier, una proposta vincolante sarebbe stata formalizzata anche per l’acquisizione dell’intero asset di Ilva e Acciaierie d’Italia. L’offerta, riportata dall’Ansa, viene ritenuta comparabile a quella del fondo statunitense Flacks, contribuendo a ridefinire il quadro competitivo.

Sul fronte americano, tuttavia, restano nodi da sciogliere. Negli ultimi giorni sarebbero state richieste integrazioni significative, in particolare sul piano industriale e sulla solidità finanziaria, in vista degli investimenti necessari per l’introduzione dei forni elettrici e per gli interventi di bonifica. Il fondo Flacks avrebbe chiesto ulteriore tempo per fornire risposte.

La partita resta dunque aperta e complessa, con il governo impegnato a mantenere attivo il confronto tra i diversi soggetti interessati, mentre il destino dello stabilimento di Taranto continua a rappresentare uno snodo cruciale per l’industria italiana.

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