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L'analisi
21 Marzo 2026 - 06:21
Guerra - archivio
BARI - L’allargamento del conflitto in Medio Oriente ci pone in uno scenario inedito.
Probabilmente Israele e USA pensavano che uccidendo il capo dell’Iran la guerra si sarebbe risolta in una passeggiata di pochi giorni con annessa debacle dell’odiato regime. Nella inaffidabilità totale delle informazioni che ci arrivano da quelle parti non possiamo non accorgerci che la crisi energetica innescata in risposta all’attacco delle due democrazie più agguerrite del mondo ci sta toccando direttamente e quindi possiamo considerarla una realtà incontrovertibile. L’intera nostra economia, dai concimi per l’agricoltura, all’energia per le ceramiche, dal caro carburanti per l’autotrasporto fino alla crisi della pesca, l’acciaio, la manifattura, tutte le componenti dell’economia subiscono scossoni non piccoli per cui l’Iran ha dimostrato di poter creare danni molto più grandi ed insanabili di una o più bombe atomiche. Danni che costituiscono pressione da tutto l’Occidente a uscirsene da questa palude in cui si è andato a cacciare.
Che si fa? Si torna a Putin a chiedergli un po' di materie prime? Magari buttando a mare l’Ucraina? oppure chiediamo all’Iran cosa vuole per farla finita? Magari offrendogli una bomba atomica in segno di stima ed amicizia?
Al di là delle battute l’economia occidentale non può attendere oltre in queste condizioni.
Ma se è vero che gli israeliani hanno spinto gli americani in questa avventura magari asserendo di possedere la chiave per demolire il regime persiano in poco tempo e con poca spesa come accaduto per il Venezuela, è mai possibile che non sapessero che un allargamento del conflitto sarebbe stato molto probabile e avrebbe provocato almeno un rincaro del greggio? Oppure è questo il retropensiero che avevano? L’idea segreta da perseguire è cioè quella di una guerra generalizzata? Oppure Trump è stato ricattato al fine di fargli prendere una decisione che da solo non avrebbe mai preso?
Una cosa è certa, da sempre la guerra lampo è quella che serve all’aggressore e lo favorisce, come la Germania nella seconda guerra mondiale ebbe ragione della Francia e di tanti altri. Ma se, in risposta, sai attendere, prima o poi succede qualcosa che cambia completamente il corso degli eventi. E sembra che gli iraniani sappiano attendere.
Però da questa guerra tutti (e specialmente i belligeranti) dovremmo imparare a non fidarci troppo delle tecnologie per vincere. La gara a dotarsi di giocattoli micidiali sempre più complicati non solo non è decisiva ma oltre a produrre costi esorbitanti, non evita perdite di vite umane e danni immensi alle proprietà private e alle strutture produttive. Né si capisce perchè l’ignaro contribuente deve subire quel carico fiscale che ha, e addirittura va in galera se prova ad evadere il fisco, laddove se i suoi danari vanno a finanziare guerre non decise in campagna elettorale dovrebbe essere legittimo evadere.
Questa situazione è destinata a produrre un sommovimento finanziario e monetario nel quale certamente ci rimetteranno maggiormente quelli che hanno di più. Cosa che per molti è una iattura ma per noi -che pure soffriremo molto di questo passaggio meglio detto “transizione” – può essere una improvvisa benedizione ed una liberazione dalla dittatura delle multinazionali specie bancarie che non vediamo l’ora di vederle frantumarsi in migliaia di piccole aziende.
Anche l’Italia deve imparare qualcosa di importante:
1- non possiamo immischiarci in affari così insanabili senza averne costi proibitivi e un ritorno se non altamente negativo;
2 – la mondializzazione (sia nel senso della espansione del commercio internazionale sia in quello della delocalizzazione delle produzioni) è una specie di retaggio demenziale di periodi folli in cui il contribuente è stato chiamato anche a finanziare traslochi massicci di imprese che erano invogliate a traslocare a spese nostre. Oggi si vede tutta la stupidità di una tesi così suicida!
3 – l’Europa che con tanta protervia verbale immagina di avere un ruolo in questo allargamento delle ostilità non serve a darci una mano per lenire gli effetti negativi di una crisi del genere. Figuriamoci come potrà aiutarci in caso di guerra! Ci tocca rimboccare le nostre maniche.
Per dirla come direbbe un anziano saggio: “ognuno per sé e Dio per tutti” come peraltro stanno facendo i belligeranti.
Siamo al fallimento totale di ogni orpello inventato dalla politica “creativa” dei valori europei o mondialisti del villaggio globale o amenità simili. Serve immaginare e realizzare immediatamente un modello italiano per l’Italia e per tutti quelli che sposeranno la nostra filosofia di vita: che risponda ad una domanda semplice quanto importante: quale è il nostro vero interesse? Come perseguirlo?
Non certo con questi politicanti e opinion maker. Volente o no sta iniziando la rivoluzione culturale che ci porterà al superamento di questa fase barbarica ancora ancorata al sangue e alla lotta.
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