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Padre Pio, gemellaggio tra Drapia, Taranto e Crispiano per la Cittadella della speranza. Il video

Nella sede di Taranto dell’Università l’incontro tra amministratori e fedeli nel segno del santo di Pietrelcina. Al centro il progetto della Cittadella di Padre Pio con un ospedale oncologico pediatrico da 700 posti letto

Padre Pio, gemellaggio tra Drapia, Taranto e Crispiano per la Cittadella della speranza

Padre Pio, gemellaggio tra Drapia, Taranto e Crispiano per la Cittadella della speranza

Padre Pio, gemellaggio tra Drapia, Taranto e Crispiano per la Cittadella della speranza - Le parole di Nico Mondino

TARANTO - Giovedì pomeriggio nell’aula magna della facoltà di Giurisprudenza del dipartimento jonico dell’Università di Bari, in Città vecchia, si è svolto il gemellaggio tra le città di Drapia (Vibo Valentia), Taranto e Crispiano, unite nel nome di Padre Pio e nello sforzo di far nascere la Cittadella di Padre Pio che comprenderà un ospedale oncologico pediatrico con settecento posti letto. L’opera, in fase avanzata di realizzazione, sorgerà nel comune calabrese, rinomata per la salubrità dell’aria. Per Crispiano era presente il sindaco Luca Lopomo, per Taranto il primo cittadino Piero Bitetti assieme agli assessori Lucio Lonoce, Francesco Cosa, Sabrina Lincesso e Maria Lucia Simeone e per Drapia, Antonio Gentile.

“Testimonial” della grande opera è la figlia spirituale del frate stimmatizzato Irene Gaeta, che, all’età di 89 anni, continua a girare per il mondo facendosi ambasciatrice del suo messaggio.

Così Irene ha raccontato: “Sono stata a Guadalupe, a Santo Domingo (per realizzarvi un ospedale), a Miami e in tante altre città del mondo per parlare di Padre Pio. In Puglia sono giunta diverse volte ma a Taranto per me è stata la prima volta, grazie all’invito dell’associazione ‘Taranto per San Pio’, che ho accettato molto volentieri. Faccio tutto questo perché il santo mi dette un messaggio: ‘Il mio nome oltrepasserà tutti i confini dei continenti e tu mi aiuterai a camminare in loro e nel mondo’. Padre Pio (con cui sono stata molto in confidenza) certo non ha bisogno di me in quanto è il Signore che porta la sua parola con il vento della fede. Però ritengo che bisogna farlo conoscere dal punto di vista umano: è un santo del cielo, però è stato quaggiù sulla Terra, un grande uomo che si è abbassato fino a essere piccolo, proprio come Gesù che si è fatto piccolo per diventare grande fra gli uomini”.

Anche a Taranto – ha continuato – sto presentando la Cittadella di Padre Pio, come lui stesso mi invitò a fare con queste parole: ‘Vai a fare un ospedale pediatrico perché in futuro molti bambini già nel ventre materno nasceranno col tumore’. Tutti quanti dovremmo collaborare per questa opera che non è per gli altri, ma per noi stessi e per la nostra discendenza. Padre Pio mi ha anche detto di farla con ben settecento posti letto perché prevedeva una strage dei bambini per questa terribile malattia, come oggi purtroppo sta accadendo”.

Sono con voi – ha evidenziato – anche per aiutare la causa dei ragazzi autistici. Padre Pio amava molto i ragazzi sofferenti, che sono figli di Dio e vanno amati e aiutati più degli altri. Molte volte però noi li scansiamo perché la sofferenza ci scomoda, ci fa affossare, ci fa allontana in quanto ci chiede di amare, di donarci, di abbracciare. Invece siamo pavidi ed essendo in noi morta la fede e l’amore di Dio, non riusciamo a rivolgerci verso la croce, che è il nostro prossimo. Così, quando ho saputo che avremmo avuto un incontro con i ragazzi autistici sono stata felicissima perché nel nome di San Pio avrei potuto abbracciarli”.

Irene Gaeta ci ha raccontato la storia della “Casa Accoglienza di Padre Pio per l'Uomo Solo Onlus”, che si trova a Vitinia (Roma). “Padre Pio – ci ha riferito - mi disse di realizzarla perché se mentre la lebbra si guarisce con la medicina, la solitudine si cura solo con l’amore. Per cui in questa casa sono ospitati uomini, donne e bambini senza nessuno e in particolare le ragazze madri e quelle in stato interessante, soprattutto provenienti dall’Est Europa. Andare incontro a tutte le sofferenza è molto importante in quanto oggi solitamente le consideriamo come situazioni da stare alla larga, invece bisogna amarle”.

Interessante è anche la storia delle reliquie in suo possesso: “Mi furono donate da padre Gerardo De Flumeri, vice postulatore della causa di canonizzazione di padre Pio, quando fu ospite nella casa di accoglienza a Vitinia perché mi aiutasse a farla divenire un’istituzione religiosa, secondo le raccomandazione di padre Pio, riportate nel suo diario nel 1962. Così ci consegnò la Regola facendoci dono delle reliquie del frate: il saio bagnato dal sangue, la grande corona del rosario che egli sgranava in continuazione (sua dal ’49) e una pezzolina con il sangue del costato. Invece il crocifisso che porto sempre con me, che faccio baciare ai fedeli delle città che visito, me lo donò proprio padre Pio: fu da lui portata al collo sin dall’anno della sua vestizione. Molti miracoli sono avvenuti attraverso di essa. Queste reliquie sono un dono per tutti noi perché dimostrano la sofferenza e l’amore per noi da parte di un uomo come noi che ha ascoltato la voce di Dio e che vuole aiutarci a percorrere la strada della salvezza, testimoniandolo con la sua sofferenza”.

La soddisfazione per l’ottima riuscita della tappa tarantina della peregrinatio delle reliquie viene manifestata dall’associazione “Taranto per San Pio” attraverso il suo presidente Nico Mondino: “Questi giorni di permanenza delle reliquie di Padre Pio con le testimonianze di Irene Gaeta sono stati di festa per tutti, rendendo addirittura magiche queste giornate già straordinarie, bagnate di fede, di tanta spiritualità e di devozione”.

Sabato le reliquie di San Pio saranno portate nella chiesa della Madonna della Neve in Crispiano. L’accoglienza sarà alle ore 17, cui seguiranno alle ore 17.30 la recita del santo rosario e alle ore 18 la celebrazione della santa messa. Al termine Irene Gaeta, figlia spirituale di padre Pio, terrà la testimonianza.

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