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Trani

Medici di base e burocrazia, il caso dei 1.500 pazienti senza assistenza

Il passaggio contrattuale di una dottoressa e una procedura amministrativa dell’Asl Bt hanno lasciato centinaia di cittadini senza medico. Ecco cosa è accaduto

La Asl Bt

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TRANI - Ancora una volta una procedura amministrativa finisce per avere ricadute dirette sulla vita quotidiana dei cittadini. In questo caso, però, il tema assume un peso ben diverso, perché riguarda la sanità pubblica e l’accesso alle cure di base, con effetti che, nei fatti, si traducono in un’interruzione temporanea dell’assistenza per circa 1.500 persone.

La vicenda nasce dal pensionamento di un medico di medicina generale in servizio a Trani, con ambulatorio ospitato nella sede dell’ex ospedale cittadino. Alla cessazione dell’attività, l’intero bacino di assistiti viene assegnato a una dottoressa che, in quel momento, opera con contratto a tempo determinato presso la Asl Bt. Una soluzione transitoria che consente ai pazienti di continuare a usufruire regolarmente dell’assistenza sanitaria.

Nel giro di pochi mesi, però, la posizione della stessa professionista cambia: il contratto diventa a tempo indeterminato, consolidando di fatto il rapporto con gli assistiti. È a questo punto che entra in gioco la macchina amministrativa. In seguito al nuovo inquadramento contrattuale, il 26 gennaio, la dottoressa viene informata che tutti i 1.500 pazienti precedentemente assegnati risultano improvvisamente non più in carico, a seguito di un aggiornamento formale operato dalla Asl Bt secondo procedure interne.

L’effetto pratico è immediato. I cittadini interessati si ritrovano, senza una comunicazione preventiva diretta, privi di medico di base, almeno fino a quando non provvedono personalmente a recarsi allo sportello competente dell’ex ospedale per confermare l’iscrizione alla stessa dottoressa o optare per un altro professionista che non abbia ancora raggiunto il massimale previsto. In alternativa, la procedura può essere effettuata attraverso canali digitali, modalità che tuttavia risultano poco accessibili per una parte significativa dell’utenza, composta in larga misura da persone anziane.

A colmare il vuoto informativo non è stata l’amministrazione sanitaria, ma la stessa dottoressa, che ha provveduto a inviare messaggi informativi ai suoi ex assistiti per metterli al corrente della situazione e invitarli ad attivarsi.

È qui che la dimensione amministrativa incrocia quella umana. Molti pazienti, infatti, non erano consapevoli di non risultare più formalmente assistiti. La circostanza emerge nel momento in cui viene richiesta una ricetta medica, anche per farmaci essenziali, e la risposta è negativa perché i dati del paziente non risultano più presenti nel sistema. Solo dopo la regolarizzazione dell’iscrizione è possibile riprendere l’erogazione delle prestazioni.

Una situazione che pone interrogativi legittimi sul bilanciamento tra procedure amministrative e continuità dell’assistenza sanitaria, soprattutto quando sono coinvolti soggetti fragili e terapie non differibili. È evidente che l’azienda sanitaria abbia operato nel rispetto di regole e vincoli normativi, ma resta aperta la riflessione sull’impatto concreto di tali meccanismi e sulla necessità di misure di accompagnamento e informazione preventiva.

I medici di medicina generale rappresentano, infatti, il primo presidio del sistema sanitario e garantiscono non solo prescrizioni di routine, ma anche la continuità terapeutica per patologie croniche e condizioni che richiedono attenzione costante.

In questo quadro, la vicenda di Trani riporta al centro il tema di una burocrazia sanitaria che, se non adeguatamente governata, rischia di produrre effetti distorsivi, soprattutto quando non dialoga in modo efficace con i bisogni reali delle persone. Una criticità che merita attenzione istituzionale, affinché il rispetto delle procedure non si traduca, nemmeno temporaneamente, in un vuoto di assistenza per i cittadini.

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