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Brindisi

Stop al carbone, Ugil Chimici chiede certezze su lavoro e riconversione

Dopo la riserva fredda degli impianti Enel di Cerano e Civitavecchia, il sindacato sollecita investimenti industriali e garanzie occupazionali

La Centrale Federico II - foto di Energia Oltre

La Centrale Federico II - foto di Energia Oltre

BRINDISI - La fine della produzione a carbone avvenuta il 31 dicembre 2025 impone scelte immediate e concrete sul futuro industriale e occupazionale dei territori coinvolti. È questo il messaggio lanciato da UGL Chimici - Settore Elettrici dopo la decisione di collocare in riserva fredda i siti produttivi Enel di Brindisi Sud Cerano e di Torrevaldaliga Nord a Civitavecchia, misura anticipata dal Governo nel DPCM di fine anno e successivamente confermata alla Camera nel corso del question time dal ministro Gilberto Pichetto Fratin.

Secondo il sindacato, la scelta della riserva fredda deve rappresentare una risposta reale alle preoccupazioni occupazionali che emergono nei territori interessati. “Il punto non è una formula tecnica, ma il lavoro”, ha dichiarato Michele Rizzi, sottolineando come le decisioni annunciate debbano tradursi in una prospettiva industriale definita per entrambi i siti dopo la data di uscita dal carbone.

Per quanto riguarda la centrale Federico II di Cerano, l’UGL Chimici valuta positivamente la disponibilità manifestata da Enel a mantenere i livelli occupazionali, collegandoli al progetto di realizzazione di impianti BESS per 730 MW. Un orientamento che, secondo il sindacato, si inserisce nelle dichiarazioni del ministro sull’impegno a favorire qualsiasi percorso di riqualificazione industriale dell’area, compresa l’ipotesi di smantellamento dell’impianto.

Se il mantenimento dell’occupazione è legato al BESS da 730 MW e se il Governo apre a una riconversione complessiva, allora esiste una finestra concreta per ridisegnare il futuro industriale del sito”, ha aggiunto Rizzi. In questo quadro, l’UGL Chimici torna a rilanciare una proposta già avanzata in passato, quella della realizzazione di un impianto CCGT, coerente con le strategie di business della divisione Global Energy and Commodity Management di Enel. Il progetto comporterebbe, secondo le stime richiamate dal sindacato, un investimento di circa 500 milioni di euro, con un impiego di 900 addetti nei picchi di lavoro e una media di 400 lavoratori per un periodo di 3 o 4 anni.

Qui parliamo di numeri, investimenti, tempi e occupazione reale”, ha rimarcato Rizzi, evidenziando la necessità che la transizione energetica non si traduca in un vuoto produttivo per i territori.

Secondo l’UGL Chimici, la fase di riserva fredda deve diventare un passaggio verso una soluzione industriale stabile, capace di garantire nuova occupazione e di valorizzare siti che per anni hanno avuto un ruolo strategico nella produzione energetica nazionale.

Sulla stessa linea anche Angelo Petraroli, responsabile UGL Chimici Brindisi Settore Elettrici, che ha ribadito come “il territorio abbia bisogno di fatti concreti e di percorsi in grado di generare lavoro stabile e sviluppo duraturo”. Petraroli ha inoltre sottolineato che “è necessario superare il protagonismo dei singoli, perché in gioco c’è il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori e una vera soluzione industriale per Brindisi e Civitavecchia”.

L’UGL Chimici Settore Elettrici conferma infine l’impegno a portare con determinazione queste proposte nelle sedi istituzionali e di confronto, affinché la riserva fredda non rappresenti un punto di arrivo, ma l’avvio di una riqualificazione industriale capace di garantire occupazione e sviluppo ai territori.

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