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Taranto

Medici di famiglia al collasso, carichi insostenibili e servizi ridotti. Quando ad essere malata è la sanità

La fotografia della situazione in città e provincia: organici insufficienti, pensionamenti non sostituiti e fondi bloccati. L’assistenza territoriale è sempre più fragile, con ripercussioni su guardia medica, 118 e pronto soccorso

Ignazio Aprile

Ignazio Aprile

TARANTO - La situazione è grave per i medici di famiglia. Questo, a causa dell’impossibilità di sostituire adeguatamente il gran numero di professionisti andati in pensione, con gravi disagi sia per l’utenza, che corre il rischio di rimanere senza assistenza, sia per lo stesso personale, su cui spesso grava un carico di lavoro che si fa fatica a gestire. Ma lo stesso problema è lamentato per il servizio di pronto soccorso e per il 118.

La denuncia giunge dal segretario della Fimmg di Taranto (Federazione italiana medici di medicina generale), dott. Ignazio Aprile, che più volte ha denunciato la deplorevole situazione. “Attualmente l’organico prevede 395 medici di base ma complessivamente ne sono in servizio 360 (con gli appena 19 nuovi ingressi) con pazienti in carico per ciascuno che giungono fino a 1.800 unità, mentre in condizioni di normalità dovrebbero essere al massimo 1.300 – dice il dott. Aprile – Purtroppo ogni anno vanno in quiescenza 34-35 colleghi e i vuoti non vengono colmati, con i problemi sotto gli occhi di tutti”.

Il dott. Aprile si sofferma sugli enormi sacrifici sopportati dalla categoria per mantenere un dignitoso livello di assistenza, pur con tanti assisiti, in gran parte anziani e con un numero elevato di quanti sono colpiti da gravi patologie. “Si va ben oltre le tre ore di servizio ambulatoriale, che spesso arrivano a otto ore per far fronte all’enorme carico di lavoro, senza contare le visite a domicilio – continua –. Di questo patiscono le conseguenze in particolare i quartieri periferici, come Tamburi, Paolo VI, e la città di Statte, dove un collega andato in pensione doveva assistere ben 2.000 pazienti. Né è stato sufficiente il provvedimento, entrato in vigore nel periodo del Covid, di impiegarvi i corsisti di Medicina del triennio di specializzazione, cui però è imposto un limite massimo di 1.000 assistiti per ognuno, con intuibile doppio e faticoso impegno di studio e di lavoro”.

Il segretario di Fimmg Taranto denuncia inoltre il blocco da parte della Regione dei fondi per le indennità previste a quei medici che operano in regime di associazione, nella misura massima di 12 professionisti, per rendere più efficace l’assistenza, assicurata fino a 12 ore nell’arco dell’intera giornata.

La gravità della situazione, come accennato, si evidenzia anche per il servizio di Guardia Medica, per il quale operano solo 95 unità lavorative a fronte delle 140 previste, così da rendere necessaria la chiusura di diverse sedi, in particolare il distretto unico di Taranto città e i distretti di Grottaglie e di Manduria.

“Questo accade – spiega il dott. Aprile – perché i medici provenienti da Bari per colmare i vuoti in pianta organica preferiscono operare in comuni più vicini al capoluogo di regione, come Mottola, Ginosa e Castellaneta dove poter tornare più agevolmente al termine del servizio. Questo, lasciando scoperti soprattutto i centri del versante orientale, più distanti da Bari. C’è l’urgente necessità di una riorganizzazione del servizio per la quale la Asl Taranto ha inviato a fine novembre una proposta in Regione, alla quale finora non è stata data risposta”.

Infine, per quanto riguarda il 118, “dove si salvano letteralmente le vite”, come spesso rimarca il responsabile del servizio, dott. Mario Balzanelli, sono appena 15 i medici in servizio, a fronte dei 75 previsti.

È quindi evidente la scarsa funzionalità dei tre filtri essenziali della medicina di base per cui vanno in tilt i Pronto Soccorsi dei nostri ospedali, sovraffollati e con attese esageratamente lunghe e snervanti – dice il dott. Aprile – Certo, non possiamo contare a breve termine sui nuovi laureati dei corsi in Medicina, per i quali i nuovi provvedimenti legislativi non sono stati sufficienti ad eliminare il numero chiuso, che in ogni qual modo funziona come prima. Ritengo invece sia necessario effettuare investimenti cospicui per garantire una sempre migliore qualità all’assistenza territoriale”.

Conclude amaramente l’esponente di Fimmg Taranto: “Se invece questa situazione dovesse perdurare, con un’inadeguata assistenza di base, corriamo il rischio che il nuovo ‘San Cataldo’, da ospedale di secondo e terzo livello, diventi un cronicario, con un enorme numero di ricoverati, soprattutto anziani che più semplicemente avrebbero potuto essere curati sul territorio”.

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