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Taranto
07 Gennaio 2026 - 17:16
Molo polisettoriale del Porto di Taranto - archivio
TARANTO – L’arrivo della nave cargo Danica Rainbow al molo polisettoriale ha riportato il porto di Taranto sotto i riflettori. L’unità, attraccata il 7 gennaio, trasportava container contenenti munizioni e armamenti provenienti da Israele, destinati a essere trasferiti su mezzi pesanti dopo l’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Difesa e il nulla osta della Capitaneria di Porto di Taranto.
Le operazioni di sbarco, avviate in mattinata, hanno però subito un rallentamento inatteso durante le fasi di trasferimento a terra. Nel corso dei controlli è emerso che gli autisti dei tir incaricati del trasporto non erano in possesso delle patenti specifiche necessarie per la movimentazione di materiale bellico e pericoloso.
La criticità ha bloccato la procedura di allontanamento dei container dalla banchina. Il carico non può sostare nell’area portuale, poiché il molo non è autorizzato allo stoccaggio di questo tipo di materiali. In assenza di mezzi idonei, è stata quindi presa in considerazione l’ipotesi di ricaricare i container a bordo della nave, qualora non si riesca a risolvere tempestivamente il nodo logistico.
Di conseguenza, un’operazione che inizialmente avrebbe dovuto concludersi entro la tarda mattinata è destinata a protrarsi fino a sera, in attesa di una soluzione conforme alle prescrizioni di sicurezza.
Il transito di armamenti nello scalo ionico ha riacceso anche il dibattito pubblico. Sui social network diversi attivisti hanno espresso critiche e prese di posizione, denunciando l’utilizzo del porto di Taranto per il passaggio di carichi militari e parlando di un nuovo sfruttamento dello scalo per operazioni considerate controverse.
Resta ora da chiarire se il trasferimento su gomma potrà essere regolarizzato nelle prossime ore o se il carico dovrà lasciare il porto seguendo nuovamente la via del mare, mentre l’area resta sotto stretta vigilanza delle autorità competenti.
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