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L'analisi

Guerra, democrazia e Costituzione: quando il potere del governo va oltre i propri limiti

Una riflessione sul ruolo dell’elettorato, sull’uso delle risorse pubbliche e sulla legittimità delle scelte belliche alla luce della storia e del dettato costituzionale

Con l'Ucraina in Europa

Il conflitto in Ucraina - archivio

BARI - Può, legalmente, il governo in carica decidere di partecipare direttamente o indirettamente ad una guerra? Può, legalmente, il governo che è stato eletto con elezioni politiche ordinarie esibendo un programma ordinario e candidati ordinari spendere i soldi del contribuente non in ospedali, strade e ponti, ma in guerre? Quei soldi possono essere spesi da chi vince le elezioni come si vuole, come fossero di proprietà del governo? oppure per devolverli per scopi bellici serve un mandato specifico ricordando che sono di proprietà del contribuente e non del governo che può solo amministrarli secondo le indicazioni dell’elettorato? E se la partecipazione a quelle guerre non è legittima è legittimo opporvisi anche con la disobbedienza?

A leggere la Costituzione la risposta è chiara: no, il governo non può legittimamente entrare in quei conflitti! Certo, se ci fosse un pericolo immediato per l’integrità territoriale nazionale, sarebbe dovere del governo rispondere con le armi alle minacce, ma per superare il dettato costituzionale e partecipare ad una guerra di qualunque genere tra due stati e non difensiva delle nostre frontiere, servirebbe almeno un referendum con maggioranza qualificata degli aventi diritto cioè un consenso popolare più forte della stessa Costituzione.

Quando si entrò malauguratamente nella prima guerra mondiale la decisione non fu espressione del consenso popolare anche se il dibattito fu acceso e protratto nel tempo; inoltre nessuno sapeva che erano in corso trattative a Londra e che l’Austria-Ungheria aveva aperto alla possibilità di trasferire all’Italia Trento e Trieste senza sparare un colpo. Cioè la disinformazione e la slealtà di governo e precisamente del Ministro degli esteri e secondariamente del Re e del Presidente del Consiglio che erano gli unici a sapere hanno determinato il destino di centinaia di migliaia di giovani che furono sacrificati per un irredentismo che probabilmente poteva essere soddisfatto per via diplomatica. Ancor peggio v’è da dire della partecipazione al secondo conflitto mondiale che fu appoggiato entusiasticamente dalla “piazza” cioè dalle “adunate oceaniche” che altro non erano che riunioni per lo più di impiegati pubblici e militari che erano obbligati per ordine di servizio a lasciare il lavoro e andare ad ascoltare e applaudire il Duce. Quindi il consenso spontaneo alla guerra moderna non v’è mai stato da parte della popolazione! Ed è sempre stato un disastro!

Oggi la tecnologia permette di cominciare i conflitti proprio con il coinvolgimento della popolazione civile; la stessa che non è chiamata a decidere se entrare in guerra o no. Inoltre la crescita dimensionale degli Stati ha consentito ai Capi di mettere le mani nel portafogli non più di centinaia di migliaia di persone ma di decine di milioni di cittadini peraltro molto più ricchi di come lo erano tempo fa… quindi hanno a loro disposizione somme faraoniche che permettono loro di possedere armi di distruzione di massa e di andare nello spazio da dove controllare e uccidere tutti e tutto. Cioè la tecnologia ha trasformato la guerra ed oggi è semplicemente insensato iniziarne una!

Ecco perché la posizione neutralista ha un sapore ed un senso completamente diverso da ogni altro ed è il punto di partenza di un futuro che va totalmente ripensato.

Quindi possiamo dire all’inizio di un nuovo anno che mandare soldi e armi o, ancor peggio partecipare a guerre, lontane o vicine che le si voglia considerare, senza un dibattito molto allargato e senza una completa informazione e senza un consenso esplicitamente espresso non si può fare perché non lo permette la nostra legislazione e non conviene mai a nessuno checchè ne pensino i capi.

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