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Taranto
24 Luglio 2025 - 14:35
L'ex Ilva
TARANTO - Ancora un decreto, ancora polemiche. Il nono provvedimento "Salva-Ilva" approvato dal Governo viene definito senza mezzi termini una “scatola vuota” dai portavoce del Movimento 5 Stelle di Taranto. Un decreto, dicono, che “condanna la città all’inquinamento, al ricatto occupazionale e all’incertezza sul futuro”, frutto dell’“evidente incapacità politica e tecnica” dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
A scatenare la reazione del M5S è l’intervento pronunciato in Senato dal vicepresidente del Movimento, il senatore Mario Turco, che durante la dichiarazione di voto ha tracciato un quadro durissimo della situazione attuale. «La verità – ha affermato Turco – è che l’acciaieria è in coma, perde oltre 100 milioni di euro al mese e conta più di 4.000 lavoratori in cassa integrazione straordinaria. Dal 2023 sono stati bruciati oltre 1,7 miliardi di euro pubblici per tenere in piedi un impianto a carbone senza futuro. Ora ne vengono aggiunti altri 200 milioni, senza alcuna trasparenza sull’impiego di questi fondi».
Il Movimento punta il dito anche contro una serie di scelte che definisce “disastrose”: dai sostegni ad ArcelorMittal al fallito commissariamento straordinario, passando per una procedura di vendita chiusa nel silenzio. A peggiorare il quadro, secondo il M5S, vi sarebbe il rilascio di una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale, concessa nonostante i pareri contrari dell’Istituto Superiore di Sanità, di ARPA Puglia e dell’Ordine dei Medici.
Nel mirino anche il contenuto tecnico del decreto, che prevede la riaccensione di 4 altiforni, la trasformazione dell’AFO2 in inceneritore di plastiche e l’aumento della produzione a carbone fino a 6 milioni di tonnellate l’anno, con oltre 470 prescrizioni tecniche. Per i 5 Stelle si tratta dell’ennesima conferma di un modello produttivo obsoleto, che non salva la siderurgia italiana ma “condanna ancora una volta Taranto a essere terra sacrificabile”.
Critiche anche sul fronte della strategia energetica. Il M5S accusa il Governo di voler aggirare le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea attraverso un discutibile accordo interministeriale, che ha portato alla cancellazione del bando PNRR da 1 miliardo sull’idrogeno verde – voluto dal Governo Conte II – per far posto a gas fossile, rigassificatori e dissalatori.
Sul piano delle proposte, i portavoce pentastellati rilanciano un piano alternativo per Taranto, articolato su cinque punti chiave:
chiusura dell’area a caldo e delle fonti inquinanti,
piano per il reimpiego e la piena tutela dei lavoratori,
riconversione industriale, economica e sociale del territorio,
monitoraggio continuo e istituzione della Valutazione Integrata d’Impatto Ambientale e Sanitario,
destinazione dei 10 miliardi del piano di riarmo alla riconversione di Taranto.
«Siamo stanchi di essere sacrificati – si legge nella nota conclusiva –. Taranto merita un futuro diverso. E noi continueremo a batterci, con determinazione, in ogni sede, perché quel futuro diventi realtà».
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